
Prima maestra, tanti anni fa. Poi moglie, mamma.
A lungo sfuggita alle definizioni, ho deciso di ripartire dal mio essere maestra per raccontare i miei studi e gli approfondimenti che puntano a conciliare educazione, pedagogia e essere, arricchiti dall'esperienza.
La definizione di “pedagogia fisiologica” – che pure ha una sua storia, e che un secolo e mezzo fa apparteneva a Édouard Séguin e al suo metodo per l’educazione dei bambini con disabilità intellettiva, poi ripreso da Maria Montessori – vorrebbe essere qui un termine sintetico, con un significato diverso, per comprendere la ricaduta educativo-pedagogica nata dall’approccio della “fisiologia” della mia amica Rachele Sagramoso, che ne è autrice e promotrice.
C'è poi un secondo debito, meno visibile del primo ma non meno decisivo: quello verso l'educazione integrale, la nozione che Jacques Maritain mette al centro de L'educazione al bivio (1943), dove il fine della scuola non è formare uno specialista né un buon cittadino, ma una persona intera – nella ragione, nella libertà, nella vita interiore.
Lo stesso principio, con parole diverse, attraversa il magistero della Chiesa: la Gravissimum Educationis del Concilio Vaticano II (1965) parla esplicitamente di "sviluppo integrale della persona umana", un'educazione che faccia crescere insieme corpo, coscienza morale e intelletto. È lo sguardo che tiene insieme le tre cose invece di scomporle in materie e competenze da misurare separatamente (lo stesso principio che ritrovo nella fisiologia di Rachele Sagramoso, con un lessico diverso).
Se la pedagogia fisiologica mi dice come accompagnare la crescita senza forzarla, l'educazione integrale mi ricorda verso cosa: la persona nella sua interezza, non la somma delle sue prestazioni.
Per gli scritti in questo blog sono debitrice a vari altri pensatori cristiani e cattolici. Tra tutti, Giuseppe Fioravanti, Gesualdo Nosengo, autori contemporanei che raccolgono la lunga tradizione di San Tommaso, Sant’Agostino, Don Bosco (in particolare negli scritti di Gino Corallo).
Infine, un cenno al simbolo che ho scelto per questo sito: abbracciare la crescita.
In un mondo che spesso sembra caotico, l’immagine di una figura che sboccia in un albero, cullata da mani delicate, è un promemoria dell’importanza del sostegno alla crescita: seguire e sostenere senza imporre, guidando i rami a cercare la luce e a crescere secondo la propria natura.