L'arte di non disperare - E. Samek Lodovici

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Emanuele Samek Lodovici, «L’arte di non disperare», in Studi Cattolici, n. 483 (2001), pp. 324-329.

Note aggiuntive:

  • Questo testo è una sintesi commentata e NON L'ORIGINALE
  • La conferenza, a lungo inedita, è stata pronunciata nel maggio del 1980 e trascritta a cura di Gianluca Segre e pubblicata a vent'anni dalla scomparsa dell'autore. Il testo è disponibile sul sito www.emanuelesameklodovici.it.

Lodovici identifica due tipi di attacco ai valori radicati nella tradizione occidentale cristiana: c'è un
attacco macrostrutturale, che si riferisce cioè ai grandi sistemi culturali. È iniziato dall'Illuminismo e proseguito fino al '68: un conflitto di idee e visioni del mondo che colpisce il cristianesimo sul piano speculativo (es. il marxismo che nega la coscienza individuale a favore della struttura economica) e mira a screditare principi come l'immortalità dell'anima o l'esistenza del peccato originale.

Accanto a questo attacco palese e piuttosto scoperto per tutti, c'è secondo Lodovici un attacco microstrutturale. Cioè, l'attacco si è successivamente (dal '68) trasformato in una corrosione dei "piccoli" principi, che colpisce coloro che trasmettono i valori. La battaglia non si svolge più con discorsi filosofici, ma attraverso la proposta di un nuovo senso comune e un nuovo modo di vivere quotidiano (nell'ufficio, in fabbrica, a scuola, in famiglia), che rende impossibile vivere la tradizione cristiana nella pratica.

Lodovici chiama filosofia del corpo l'esaltazione del corpo come vita incorruttibile, perfetta e senza morte, manifestata attraverso la nudità ostentata, le protesi, la chirurgia estetica e l'uso di droghe. Questa visione nega la corruttibilità e la finitezza umana, assumendo un senso anticristiano. Legata a questa filosofia c'è il cosiddetto principio del piacere: si è cioè sostituito il principio di responsabilità con quello del piacere come criterio ispiratore delle scelte. Viene veicolato il messaggio di "godersi la vita a qualunque costo", dove il costo è sempre a spese di qualcun altro (esempi: infedeltà, egoismo verso i figli o gli anziani). E' molto interessante, da parte mia, vedere come Lodovici teorizza la "filosofia del corpo", proprio negli stessi anni in cui Giovanni Paolo II dona alla cristianità la sua teologia del corpo, che di essa è immagine speculare e negativo: l'iper-considerazione del corpo nella sua accezione più materiale avviene a seguito della sua negazione come oggetto santo e santificante della creazione divina.
Il femminismo. Infine, secondo Lodovici un attacco proviene dal femminismo che a partire dalla rivendicazione di diritti e uguaglianza, ha portato la donna a pensarsi slegata da ogni legame e responsabilità (es. verso la famiglia se sposata). L'obiettivo è promuovere un'immagine "maschile" della donna, con una sessualità nomade e mobilità di carriera, che trasmette incertezza anziché valori ai figli, con forti effetti sulla famiglia.

Di fronte a questa situazione, Lodovici propone "l'arte di non disperare".
L'arte di non disperare è appunto un'ARTE: non si può insegnare come una tecnica. Ha bisogno - come la Fede, di un primo passo che non dipende da noi, ma dalla Grazia, ma una volta iniziato, il suo esercizio dipende interamente da noi. Richiede di desiderarla e di esercitare una spes contra spem (speranza contro ogni speranza mondana). L'arte di non disperare significa desiderare la speranza finché non se ne riceve il dono.
Ma che cosa significa sperare, e nello specifico, sperare nella Provvidenza? Non si tratta di credere che le cose andranno bene - come pare a noi, come nelle fiabe, ma che qualunque cosa accada, "a noi andrà a finir meglio" nel senso che non avremo sprecato l'occasione di diventare persone migliori. Quello che dobbiamo fare lungo il corso della nostra vita è percorrere questa strada con l'obiettivo di uscire dalla vita migliori di come vi si è entrati, persino subendo ingiustizie piuttosto che farle. Chi spera combatte, ma lo fa disinteressatamente, senza pensare ai risultati dell'azione. Il vero combattente ("spiritualmente nobile") lotta anche quando è sicuro di perdere, e proprio per questo vince. È un combattimento non contro un avversario esterno, ma contro sé stessi per migliorarsi, riformando sé stessi per formare gli altri.
E come combattere, quali armi concrete possiamo avere operando su noi stessi?
Dilatare il cuore: Occorre mantenere uno sguardo ampio e sapiente: non essere meschini, vedere le piccole cose nella prospettiva delle grandi: agire come fossimo muratori che, pur facendo lo stesso lavoro degli altri, lo fanno nella consapevolezza di stare costruendo "il tempio di Dio".
Sforzarsi di conservare in mezzo alla tempesta ciò che costituisce una resistenza concreta: la famiglia e la gratuità. La famiglia è un elemento fondamentale per la ricostruzione e per contrastare il nuovo senso comune depravato. Essa è il luogo della gratuità, dove si è accettati per quello che si è, non per la funzione o le prestazioni (a differenza dei rapporti esterni). È anche il luogo della permanenza e della fiducia, della sincerità e dell'acquisizione del senso di realtà. Inoltre, la famiglia è il luogo dove si sviluppano virtù come la generosità e il sacrificio, che non sono basate su uno scambio reciproco, formando così individui completi.
E' proprio questa - evidentemente - la forza della famiglia. Accogliendo le persone per quello che sono, insegna ai figli che nella vita ciò che conta non è il risultato, ma il "come" si agisce, lo stile (a me personalmente questa riflessione di Lodovici fa pensare al rapporto tra contenuti e metodo, e di quanto il metodo - "forma" dell'educazione - detti in realtà l'azione più profonda e duratura dell'atto di "insegnare"). A differenza della mentalità odierna che lega il successo alla felicità e porta alla nevrosi, la saggezza cristiana insegna che il "teatro del mondo" può essere smantellato in qualsiasi momento, quindi l'importante è il modo in cui si recita la propria parte. Comprendere questo porta a risultati più profondi e duraturi.

Infine, l'autore propone "considerazioni inattuali" per i genitori:


Compito educativo insostituibile

È più importante "fare un uomo" che un libro, poiché un uomo formato parla per tutta la vita.

Accettazione intelligente

Accettare un figlio non significa non correggerlo o lasciargli fare ciò che vuole, né volerlo diverso da ciò che è. Significa accettarlo per la sua natura e intelligenza, guidandolo a fare scelte libere, poiché educare significa condurre alla libertà. L'autorità genitoriale deve essere intelligente e autorevole, insegnando con l'esempio (es. amare per insegnare l'amore, essere sinceri per insegnare la sincerità).

Fortezza

Abituare i figli a dire di "no" al predominio dei "cretini" (così nel testo), a resistere e ad attaccare, a essere forti per cambiare l'ambiente. Non bisogna preoccuparsi se questo li rende "disadattati" alla società attuale. Chi ha un "perché" sopporta molti "come". I genitori, dedicandosi ai figli e a iniziative educative, stanno costruendo il "tempio", stanno combattendo una nuova battaglia che dilata il cuore e allontana la disperazione.