...con il metodo del Sinedrio: un rischio per la Fede

 

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L’altro giorno ascoltavo un cattolico di quelli seri, veemente e deciso contro la società odierna…nulla di quello che diceva, e soprattutto di “come” lo diceva, faceva pensare a Cristo e al suo stile educativo mite ed accogliente. 

E mentre lo ascoltavo mi sono detta: “Costui sta difendendo Gesù, ma con i metodi del Sinedrio”.

Il sinedrio , simbolo di una logica che giudica, che soppesa prove, che si arrocca dietro regole per escludere, che condanna in nome della legge. Eppure proprio quel tribunale, così attento a tutelare la religione, finì per inchiodare il Figlio di Dio. Ecco il paradosso: difendere Dio con mezzi che negano la sua stessa misericordia.

Oggi corriamo lo stesso rischio. Ogni volta che, per difendere il cristianesimo, usiamo toni di accusa, schemi di potere, linguaggi che giudicano e inchiodano, diventiamo somiglianti a chi gridava “è reo di morte!”. Ogni volta che difendiamo Gesù come se fosse una dottrina da blindare, un territorio da proteggere, un’identità da imporre, invece che un Amore da testimoniare, ricadiamo nei metodi del sinedrio.

Cristo non chiese avvocati: offrì se stesso. Non rispose con la forza, non armò i suoi discepoli, non convocò tribunali per far valere i suoi diritti. Stette in piedi, silenzioso, con la forza mite di chi sa che la verità non ha bisogno di sbarre per imporsi. Difendere Gesù significa imitarlo, non trasformarsi nei suoi accusatori travestiti da difensori.

La fede si testimonia con la luce, non con il manganello. La verità del Vangelo si difende donandola, non custodendola come un possesso privato. Ogni volta che cediamo alla tentazione di difendere Gesù con gli strumenti del potere, del giudizio o della paura, dobbiamo ricordarci che quei metodi furono già usati — contro di Lui.

Se il cristianesimo deve avere voce oggi, non sarà perché avrà gridato più forte degli altri, ma perché avrà saputo amare più profondamente. Non perché avrà eretto tribunali, ma perché avrà lavato i piedi. Non perché avrà vinto dispute ideologiche, ma perché avrà mostrato con la vita che solo la misericordia è più forte della morte.

Difendere Gesù, allora, significa seguirlo fino al silenzio della croce e fino al mattino della risurrezione. Significa ricordare che il Vangelo non è una tesi da argomentare, ma una persona da incontrare e donare. E che nulla è più assurdo che voler proteggere l’Agnello di Dio con i metodi di chi lo ha condotto al macello.