Mercedes Palet e San Tommaso

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Elaborazione personale dalla lettura di Mercedes Palet, La familia educadora del ser humano, Pequeño Monasterio, Barcellona (collana Fondo), 2022

Nella nostra epoca viviamo una crisi, che spesso viene descritta come la mancanza di un fine. È interessante notare come in questo sia straordinariamente attuale la saggezza di San Tommaso d'Aquino.

Come evidenziato da Mercedes Palet, San Tommaso non è solo un teologo medievale, ma un profondo conoscitore della psicologia umana, i cui insegnamenti non si limitano a dialogare con la modernità, ma la anticipano e la superano, offrendo risposte precise e soddisfacenti alla confusione contemporanea. I suoi principi non sono astrazioni, ma strumenti pratici per riscoprire la via per una vita buona e felice.
La tesi centrale che emerge dalla sua antropologia è tanto semplice quanto rivoluzionaria: secondo la filosofia tomista, la famiglia non è una mera istituzione sociale, ma il luogo naturale e primario designato per l'educazione morale. È una sorta di "utero spirituale" che accoglie, nutre e plasma l'anima del bambino, preparandolo alla vita virtuosa ben prima che la ragione possa operare in modo autonomo. Questo processo formativo non si basa su un freddo addestramento, ma è attivato da un principio dinamico e potentissimo: l'amore genitoriale che agisce per il bene del figlio.

1. Il principio attivo dell'educazione: l'amore
Per San Tommaso, ogni azione umana è mossa da un principio fondamentale: «ogni agente agisce per un fine» e compie ogni sua azione «per amore». Amore inteso non tanto come un sentimento, ma come il motore che spinge ogni essere a cercare il bene e a riposare in esso. L'educazione, essendo un'azione rivolta al massimo bene del figlio, scaturisce da una forma di amore del tutto unica e potente: l'amore genitoriale, che si manifesta in due modi complementari.

Amore di appartenenza: I genitori amano i figli come un'estensione di sé stessi. Non si tratta di un amore possessivo, ma del riconoscimento di un'unione naturale e stabile che appartiene all'essere stesso del figlio. Il bambino è, per natura, l'opera dei genitori, e questo legame sostanziale è la radice di un amore più profondo della semplice connessione biologica.

Amore di amicizia: Questo è l'amore nel suo senso più nobile, un atto della volontà che cerca attivamente e instancabilmente il bene per la persona amata. È qui che risiede il cuore dell'azione educativa, poiché, come insegna San Tommaso, «spetta a chi ama agire». I genitori non si limitano a desiderare il bene per i figli, ma operano concretamente per realizzarlo.


L'implicazione di questo amore attivo è cruciale. La prima esperienza del bambino nel mondo non è il caos, ma un amore personale, donato e operoso che lo avvolge. Questo amore rende il cuore del bambino «adeguato a ricevere il bene amato», disponendo e aprendo la sua anima, orientandola naturalmente verso il bene prima ancora che egli possa comprenderlo razionalmente. È proprio questo ambiente protetto e amorevole che San Tommaso descrive con una metafora di straordinaria profondità: l'utero spirituale.

2. La famiglia come "Utero Spirituale"
La metafora tomista non è una figura retorica, ma una precisa analogia ontologica. Come il feto dipende in tutto e per tutto dal corpo materno per il nutrimento e la protezione fisica, così l'anima del bambino, prima dell'uso della ragione, è organicamente legata alla vita morale dei genitori, da cui trae direttamente il suo primo nutrimento spirituale. La genialità e la penetrazione psicologica di San Tommaso d'Aquino si manifestano in questa affermazione di sorprendente modernità:
«[...] prima di raggiungere l'uso del libero arbitrio, è racchiuso sotto la custodia dei genitori, come in un utero spirituale».
In questo, l'Aquinate non solo anticipa di secoli le intuizioni della psicologia moderna, ma le fonda su una base più solida. Carl Gustav Jung, ad esempio, parlò di una "atmosfera spirituale" creata dai genitori, in cui il bambino assorbe lo stato psichico e i conflitti irrisolti dei suoi educatori. Ma mentre Jung si ferma all'osservazione del fenomeno (prospettiva descrittiva della psicologia), l'Aquinate ne svela il fondamento ontologico: tale "atmosfera" non è un'influenza esterna, ma l'ambiente naturale di un essere che, per natura, "è qualcosa del padre" e della madre. Vivere in questo utero spirituale ha due conseguenze fondamentali per lo sviluppo morale del bambino.
Proprio come l'utero fisico nutre il corpo, l'utero spirituale della famiglia nutre l'anima. Il bambino assorbe la vita morale (o la sua assenza) dei genitori attraverso l'esempio, le azioni, le parole e l'ordine che regna in casa. Egli non impara delle regole, ma "respira" un modo di essere, un orientamento verso il bene che diventa per lui connaturale.
All'interno di questo ambiente, il bambino non è un soggetto passivo. Ancor prima di usare la ragione, egli inizia ad agire e a rispondere all'amore ricevuto, ponendo le basi per la futura vita virtuosa.

3. Il risveglio della Virtù: dalla sapienza del cuore all'Abito
Prima che la ragione si sviluppi, il bambino conosce il mondo in un modo più profondo, attraverso quella che il testo definisce la sapientia cordis, la "sapienza del cuore". È una conoscenza affettiva, un "intelletto dell'amore" che gli permette di cogliere la bontà delle azioni dei genitori e di rispondere ad essa. Da questa sapienza scaturiscono i primi, fondamentali atti morali del bambino.
E' il primo "sì" del bambino al bene che sperimenta. È un atto di conformità e compiacimento nell'amore ricevuto, che costituisce il fondamento primario della coscienza morale.
L'affidamento totale e sereno che il bambino ripone nei genitori, nato dalla certezza di essere amato in modo benevolo e protettivo.

Questi atti, scaturiti dal cuore, sono il terreno fertile su cui si innesta il fine primario dell'educazione secondo Aristotele e San Tommaso: la coltivazione degli abiti virtuosi.

Qui è fondamentale distinguere l'abito così filosoficamente inteso, dall'abitudine, o la routine che la psicologia comportamentale potrebbe suggerire. L'abito tomista è una qualità stabile e volontaria delle facoltà umane, non un effetto dell'addestramento come negli animali; l'abito, specificamente, «è ciò che uno usa quando vuole». Diventa una "seconda natura" che rende l'agire buono facile, spontaneo e gioioso. L'obiettivo è coltivare queste buone abitudini prima dell'uso della ragione, in modo che l'anima sia preparata, come un campo arato, a ricevere i semi dell'insegnamento razionale, imparando, come dice Aristotele, a «dilettarsi o ad odiare adeguatamente le cose».
In questo processo, l'azione morale dei genitori diventa il modello vivente. Il bambino, unito a loro da un amore profondo, interiorizza il loro agire e, attraverso la ripetizione di atti buoni, trasforma l'amore sperimentato in abitudini stabili. La virtù non viene insegnata a parole, ma trasmessa per "contagio" d'amore.


Il pensiero di San Tommaso d'Aquino ci offre una visione organica e profonda dell'educazione morale. Essa non è un addestramento esteriore, ma un processo di nutrimento interiore che trova il suo luogo naturale nella famiglia.
L'amore genitoriale, come forza attiva, crea un "utero spirituale" in cui il bambino è protetto. In questo ambiente, la sapientia cordis si risveglia, rispondendo al bene con approvazione, speranza, fiducia e gratitudine, atti che costituiscono il fondamento su cui si costruiscono gli abiti virtuosi.
L'educazione morale, quindi, non si basa su un freddo elenco di regole, ma sull'immersione in una comunità d'amore dove il bene è vissuto, amato e reso connaturale all'anima. Questa è la missione fondamentale e intramontabile della famiglia: essere la prima e più efficace educatrice alla virtù. Aiutare i figli a ordinare i propri desideri verso il bene, affinché diventino persone buone e felici, non è solo un compito antico, ma una necessità di urgente attualità per sanare il disorientamento del mondo contemporaneo.