Libertà e conformismo

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C'è il conformismo che si nota subito, quello di chi segue il gruppo fino a rinnegare valori con cui è stato educato per anni — l'adolescente che cambia amicizie e abitudini per assecondare i coetanei, l'adulto che si adegua all'ambiente in cui si trova senza mai chiedersi se quell'ambiente abbia ragione.

In entrambi i casi non hanno deciso niente: hanno solo trasferito ad altri il compito di decidere.

Neufeld e Maté (I vostri figli hanno bisogno di voi, Leone verde) chiamerebbero questo trasferimento orientamento ai pari degli adolescenti, e la cosa che di solito si fraintende è che non ha niente a che vedere con l'essere socievoli o isolati. Chi è orientato ai pari può avere più o meno amici. Quello di cui stiamo parlando è invece chi stabilisce, nei momenti che contano, cosa è giusto fare: il mio io profondo (per gli adolescenti, il metro di giudizio creato negli anni sui valori con cui si è cresciuti) o gli altri, il gruppo. Negli adulti gregari il meccanismo funziona con un gruppo più grande e meno dichiarato: l'ambiente, l'ufficio, "quello che si fa".

Curioso però il rovescio esatto di questo comportamento.

Il bastian contrario a ogni costo — quello che si oppone per principio a qualunque posizione condivisa, o che sia di moda — si presenta come l'opposto del gregario, e in effetti lo è nel comportamento. Nel ragionamento no: chi si oppone sistematicamente al gruppo lascia che sia il gruppo a stabilire cosa fare, semplicemente facendo l'inverso. Non ha un pensiero suo più del gregario che lo asseconda: ha solo un gruppo da contraddire invece che uno da assecondare, e resta legato a quel gruppo esattamente come il gregario, solo con il segno cambiato.

Tommaso classifica la vanagloria tra i vizi che nascono da un eccesso: il desiderio della stima altrui portato oltre la misura dovuta. È il vizio del gregario, quasi alla lettera.

Il difetto opposto sullo stesso asse non ha un nome altrettanto netto quanto servirebbe qui — la tradizione lo avvicina più alla pusillanimità, il rifiuto persino della stima legittima, che a un vizio autonomo con un profilo suo. Ma il bastian contrario ci somiglia più di quanto gli piacerebbe sentirsi dire: non è indifferente alla stima altrui, la rifiuta attivamente, il che resta comunque un modo di occuparsene — e occuparsene per rifiuto non è meno una forma di dipendenza che occuparsene per eccesso.

Dove Tommaso lascia il vizio del bastian contrario senza un nome preciso, Maritain lo dà a entrambi, gregario e contrario insieme, con una sola parola: individualità.

Maritain distingue due dimensioni nello stesso uomo.

C'è l'individualità, che è la dimensione materiale — quella per cui ciascuno è un frammento della specie, parte di un tutto sociale.

E c'è la personalità, la dimensione spirituale — quella per cui l'uomo sussiste da sé, è padrone dei propri atti attraverso intelletto e volontà, e per questo è superiore a qualunque società, avendo un destino che la trascende. Il punto che interessa qui è cosa succede quando si perde di vista la seconda dimensione e resta solo la prima. Maritain osserva che le filosofie materialiste — quelle che riducono l'uomo alla sola materia, e non vedono nulla oltre — finiscono sempre in uno di due modi, o la dissoluzione anarchica della persona o il suo assoggettamento totale al corpo sociale. Sono, quasi letteralmente, il bastian contrario e il gregario: il primo si dissolve nel rifiuto sistematico, il secondo si assoggetta per adesione sistematica, ed entrambi restano dentro la sola dimensione dell'individualità, senza mai esercitare quella della persona — che guarda le conseguenze delle proprie scelte, le soppesa, e decide comunque da un centro.